Articolo 1

Posted on 28/11/2010

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Poche settimane sono passate dall’incidente della dimora Spencer e dagli orrori biologici che ne sono scaturiti: tornati a Racoon City i sopravvissuti delle unità STARS coinvolte -Jill, Rebecca, Chris e Barry- subiscono la pressione dei loro superiori, corrotti dalla Umbrella, per abbandonare il caso. Isolati dalle autorità e bersagliati dalla stampa i nostri eroi decidono di sviluppare un piano per colpire la corporazione ottenendo prove sugli esperimenti genetici da essa condotti.

Contattati da David Trapp, amico di Barry e responsabile dell’unità STARS di Exeter, i nostri vengono informati grazie al coinvolgimento del misterioso Trent di una serie di strani avvenimenti nel Maine collegabili alla Umbrella.

Nel frattempo a Caliban Cove, località nei pressi di un faro in disuso, il folle dottor Griffith, dopo aver eliminato a tradimento i suoi colleghi ricercatori , ha completato una variante del T-Virus in e con essa progetta di riportare l’Umanità ai suoi primordi.

Secondo libro del non canonico «perryverse», Resident Evil: Caliban Cove, venduto nellla versione pocket nel 2001 nelle edicole italiane, è anche il primo capitolo della autrice completamente originale, posto tra Resident Evil e gli eventi di Resident Evil 2 e Resident Evil: Nemesis, in quanto non trasposizione di un episodio della saga. Questo di certo poteva e doveva offrire un punto a favore alla Perry che avrebbe potuto sbizzarrisi con personaggi e situazioni propri svincolandosi dai limiti imposti da una novelization. Purtroppo la scrittrice non è riuscita a cogliere l’attimo.

Protagonista della storia una sin troppo geniale e precoce Rebecca (la Perry evidentemente ha deciso di sfruttare il più possibile un personaggio che non riapparirà sino a Zero Hour), ben differente da quella che ritroveremo in Resident Evil 0 mentre degli altri membri STARS non avremo, fortunatamente, che una breve apparizione.

Le carenze ed i limiti della Perry come scrittrice, ovviamente, perdurano intatti: evitando di toccare se non superficialmente gli intrighi interni della Umbrella il villain offerto, Griffith, è il classico «mad doctor» mosso da filantropia distorta ed ego smisurato, con schemi mentali e tic che lo rendono fastidioso quanto un bambino viziato più che odioso per la sua spietatezza. I personaggi secondari sono contemporaneamente cervellotici e bidimensionali e la loro morte non genera nel lettore quasi alcuna reazione emotiva.

Gli appassionati della saga potranno non apprezzare il tipo (zombie con mitragliatori?), il numero di mostri limitato (Leviatani, Trisquad e Hunter) e l’assenza di qualsivoglia «boss finale» che offre un anticlimatico finale ad una storia sin troppo lineare e semplicistica, al confine della più mediocre fanfiction.

Se non si considerasse parte dell’ambientazione di Resident Evil, Caliban Cove svanirebbe giustamente negli scaffali dei remainders o nel migliore dei casi si ridurrebbe a meno che impegnativa lettura da spiaggia.

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